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LE MANIPOLAZIONI VERTEBRALI

La Manipolazione Vertebrale viene definita come un movimento passivo di una vertebra rispetto a quella sottostante.

Queste tecniche fanno parte della terapia manuale e vengono utilizzate per favorire il primo principio della terapia manuale cioè quello dell’autoguarigione.

Le tecniche manipolative articolari hanno la capacità di incrementare e migliorare la funzione neurologica, la circolazione sanguigna, la mobilità articolare e sono in grado di ridurre le tensioni muscolari.

Questi trattamenti manipolativi vengono utilizzati in tutto il mondo da Fisioterapisti, Osteopati, Chiropratici e Medici a scopo terapeutico nei dolori muscolo-scheletrici di tutto il corpo:

  • Colonna: dolore cervicale, dorsale, lombare, coccigeo
  • Arti superiori: dolore alla spalla, gomito, mano
  • Arti inferiori: dolore all’anca, ginocchio, piede

Molto spesso l’applicazione di queste tecniche trova un ruolo fondamentale anche nella correzione dei vizi posturali, questo perché mirate alle articolazioni e quindi al recupero dell’articolarità e agiscono in modo significativo anche sul nostro Sistema Nervoso.

La  Manipolazione Vertebrale  è caratterizzata da un rumore tipico (Popping) – Questo rumore però non è allarmante né proviene da una rottura di un oggetto rigido, bensì si tratta di un rumore spontaneo causato da un processo di cavitazione (dal fenomeno consistente nella formazione di bolle di gas all’interno di un fluido, che in questo caso è il liquido sinoviale, che troviamo nelle articolazioni) che poi fuoriesce e fa rumore.

Uno studio del 2010 ha esaminato varie terapie manuali, riportando la Manipolazione Spinale come efficace per il dolore cronico lombare e con una moderata evidenza della sua efficacia per il dolore acuto della regione lombare.

Le sintomatologie dolorose per cui queste tecniche solitamente vengono utilizzate sono le cervicalgie, cervicobrachialgie, le lombalgie, le sciatalgie e le cruralgie di origine toracica e di origine lombare, cioè per il dolore del nervo sciatico o del nervo crurale (femorale) che derivano da problematiche della colonna toracica e lombare.

Ci tengo a ricordare quanto è importante ed efficace l’utilizzo delle manipolazioni vertebrali anche in presenza di protrusioni o ernie discali cervicali, dorsali o lombari. L’evidenza dell’efficacia di queste tecniche anche in presenza di queste degenerazioni discali è ormai risaputa, anche se ci sono pochi studi scientifici al riguardo che ne provano l’efficacia.

Per esperienza diretta posso dirti che abbinando le manipolazioni vertebrali alle manipolazioni delle articolazioni periferiche ed agli esercizi terapeutici, possono essere trattati con successo:

  • Cervicalgia e Cervicobrachialgia,
  • Spalla dolorosa,
  • Lombalgia e Dorsalgia,
  • Sciatalgia e Lombosciatalgia
  • Cruralgia e Lombocruralgia,
  • Epicondilite,
  • Epitrocleite,
  • Sindrome del tunnel carpale,
  • Gonalgia,
  • Meniscosi,
  • Tendinopatia rotulea,
  • Metatarsalgie,
  • Fascite Plantare,
  • Pubalgia,
  • Trocanterite e Coxalgia.
  • Molte ernie del disco e coccigodinie
  • Scoliosi, Iperlordosi e Ipercifosi

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Studio FisioClub offre da sempre il servizio di Manipolazioni Vertebrali, ogni anno arricchito da tecniche sempre nuove! Chiama subito per un appuntamento!

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Clinica del mal di schiena Riabilitazione dell'ATM Stop al Dolore

PATOLOGIE DELL’ ATM

L’Articolazione Temporo-Mandibolare (ATM) è una piccola articolazione bilaterale che si trova fra lo zigomo e l’orecchio ed è facilmente soggetta nel riportare danni in caso di eventi traumatici diretti (tipo un pugno o una caduta col volto).

Quest’articolazione è fondamentale per la nostra sopravvivenza dato che essa ci permette tutti i movimenti della bocca e quindi anche quelli come mangiare e comunicare; compiendo tutti questi movimenti, si può dedurre che  l’ATM venga utilizzata moltissime volte al giorno e, di conseguenza, sia esposta a dei rischi che possano alterarne la fisiologica funzione. Quando non è più in grado di adattarsi a queste alterazioni si verificano i sintomi del Disordine dell’ Articolazione Temporo-Mandibolare.

L’ATM ha molti muscoli che le permettono il movimento:

  • Massetere
  • Temporale
  • Pterigoideo Interno
  • Pterigoideo Esterno
  • Linguali
  • Mimici
  • Faringei
  • Abbassatori della mandibola (inclusi Ioidei e Palatini)

I muscoli che permettono la masticazione sono 4 : massetere, temporale (responsabili per la chiusura della bocca) e i muscoli pterigoidei interno ed esterno (compiono movimenti di lateralità e protrusione), sono anche quelli che in sede di valutazione vengono presi in esame per il trattamento delle disfunzioni dell’ATM.

Le patologie più frequenti trattate dal fisioterapista sono:

  • Bruxismo: il tipico digrignare i denti che si verifica per lo più durante la notte e nei periodi di eccessivo stress.
  • Mal di testa: cefalea ed emicrania.
  • Click e scrosci articolari: si verifica durante l’apertura o chiusura della bocca.
  • Disfunzioni di movimento dell’articolazione: dovuti a sovraccarichi funzionali in alcune strutture che si verificano quando la traiettoria che esegue la mandibola non è fisiologica nè simmetrica.
  • Limitazione funzionale: come il non riuscire ad aprire la bocca.
Dr. Inclimona – Riabilitazione ATM

Il trattamento per i disordini dell’ATM richiede un intervento terapeutico multidisciplinare tra Gnatologo e Fisioterapista esperto in Riabilitazione dell’ ATM. Egli applicherà diverse tecniche e strategie in base alla problematica adattandone l’ intensità e la frequenza:

  • Terapia manuale: tutto ciò che concerne le mobilizzazioni articolari e fasciali (muscoli), non solo dell’ATM ma anche del tratto cervicale, per le alterazioni del movimento.
  • Esercizi: sono importanti per rinforzare la muscolatura stabilizzatrice della mandibola che risulta debole, ma anche rinforzare i muscoli antagonisti delle componenti muscolari rigide, questo capita spesso nel Bruxismo e mal di testa.
  • Automobilizzazioni: manovre che il fisioterapista insegna al paziente in modo da poterle fare a casa anche in caso di ri-acutizzazione del prolema.
  • Autoposture: posizioni attive o passive che il fisioterapista insegna al paziente in modo che le adotti nel corso della giornata.

FONTE: https://www.fisioterapiaitalia.com/patologie/testa/patologie-delatm/

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Clinica del mal di schiena Sport Clinic Stop al Dolore

Ciclismo e Mal di Schiena

Il ciclismo non è la causa scatenante del mal di schiena, bensì bisogna andare a ricercare il problema nelle probabili posture scorrette che si assumono al lavoro, presenza di rigidità muscolari, squilibri osteoarticolari e/o problematiche psicosomatiche, sovrappeso, scarsa forma fisica; solo 3 persone su 10 soffrono di mal di schiena causato da protrusioni o ernie discali. Il ciclismo quindi può solo
amplificare problemi preesistenti.

Il mal di schiena, nel ciclista, è decisamente limitante , ma con una giusta valutazione ed approccio si potrà riportare lo sportivo a pedalare come o anche meglio di prima.

Il fisioterapista non si soffermerà sul sintomo vero e proprio perché non si riuscirebbe ad avere un giusto approccio terapeutico, ma andrà ad analizzare se il mal di schiena è causato da:

1.   Blocco lombare

2.   Rigidità muscolare

3.   Squilibrio delle catene muscolari

4.   Stress

5.   Postura scorretta in bicicletta.

Il presupposto fondamentale per chi vuole pedalare è quello di avere una corretta postura in bicicletta per evitare di sovraccaricare sia la colonna che la componente muscolare, si dovrà quindi attuare un lavoro di prevenzione e preparazione del proprio fisico in vista dell’attività che si dovrà andare a svolgere.

Bisogna pedalare per star bene, ma si deve
star bene per pedalare”
questo concetto vuole far capire che bisogna curare il mal di schiena prima di mettersi su una bici, avendo poi tutte le precauzioni del caso per non far tornare il problema.

Le principali accortezze da considerare prima di salire in bici sono quelle di correggere i principali punti di appoggio:

  • Bacino sulla sella
  • Piede sul pedale
  • Mani sul Manubrio

Successivamente si passerà alla regolazione della sella, delle scarpe e della pedalata sulla bicicletta; considerando tutto questo si potrà evitare l’insorgenza di questo tipo di problematica nel ciclismo.

La domanda che sorge spontanea è: Come posso sapere qual è la postura corretta da adottare in bici?

La cosa fondamentale è affidarsi ad un professionista della biomeccanica per sottoporsi ad una valutazione ed eventualmente apportare correzioni alla bicicletta o,ancora meglio, passare la visita prima di acquistare la bicicletta; è necessario farsi monitorare perché la postura cambia nel tempo in base a diversi fattori come anche le ore di allenamento, trattamenti manuali o posturali.

Fonte: https://www.fisioterapiaitalia.com/patologie/lombare/mal-di-schiena/;

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Artrosi e terza età Clinica del mal di schiena Post-Chirurgia Riabilitazione dell'ATM Sport Clinic Stop al Dolore

Mal di Schiena

Il Mal di Schiena è la causa principale che porta ad assenteismo nei posti di lavoro nei paesi industrializzati. L’80% degli adulti soffre almeno una volta nella vita di mal di schiena (lombalgia, dorsalgia, cervicalgia …).

Una causa scatenante, quando non dovuto a traumi o chirurgia, può sicuramente essere la perdita o dall’alterazione delle curve fisiologiche della colonna; il tutto può esser causato da uno stile di vita inadeguato come posture inadatte che vengono mantenute durante l’arco di tutta la giornata. Per esempio, quando stiamo in posizione seduta tendiamo a  perdere la normale curvatura fisiologica della lordosi, questo fa sì che vengano sovraccaricati i dischi vertebrali irritando, di conseguenza, le articolazioni vertebrali ed andando ad indebolire successivamente anche la muscolatura creando i presupposti per l’insorgenza della malattia.

Il mal di schiena, dopo attenta valutazione, può essere classificato in:

  • Lombalgia
  • Lombo-sciatalgia
  • Cervicalgia
  • Dorsalgia

Una delle cause del mal di schiena è la protrusione discale e/o l’ernia lombare.

Il trattamento in base alla sintomatologia ma soprattutto in base al tipo di lesione può essere conservativo o chirurgico. Il trattamento conservativo non ha lo scopo di risolvere l’ernia come patologia, ma gestire ed attenuare i sintomi che riguardano il dolore.

In questo articolo ci occuperemo di quello conservativo.

Lo Studio FisioClub ha sviluppato 3 metodologie specifiche di trattamento (Fisioterapia, Osteopatia, Chiropratica) che prevedono tutte 3 fasi:

  • 1 Fase: Riduzione dell’infiammazione e del Dolore tramite l’utilizzo di terapia strumentale, cauta terapia manuale, mobilizzazione articolare, educazione del paziente al reclutamento della giusta muscolatura
  • 2 Fase: questa è la più lunga ma anche la più importante poiché si andranno a somministrare al paziente sedute per ottenere l’allungamento ed il rinforzo della muscolatura del busto, e di ginnastica posturale, educando il soggetto al mantenimento delle giuste posture durante l’arco della giornata ed in determinati movimenti.
  • 3 Fase: Mira al controllo ed alla prevenzione tramite trattamenti di terapia manuale con frequenza mensile.
manipulation dorsal as alternative medicine

Il fattore principale da eliminare è il dolore perché è un segno di difesa che il nostro corpo ci sta trasmettendo per farci capire che c’è qualcosa che non va, quindi ascoltiamolo e rivolgiamoci al nostro Fisioterapista di fiducia!

Fonte: https://www.fisioterapiaitalia.com/patologie/lombare/mal-di-schiena/

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Post-Chirurgia Sport Clinic

GINOCCHIO E FISIOTERAPIA DOPO OPERAZIONE LCA

Oggi parleremo dell’articolazione del ginocchio e più precisamente del Legamento Crociato Anteriore ,comunemente chiamato LCA, e delle sue lesioni. Questo legamento nasce dalla parte distale ed inferiore del femore e termina sulla parte prossimale superiore della tibia.

Ha due importanti funzioni:

  •      Prevenire l’iperestensione del
    ginocchio.
  • Limitare rotazione interna della
    tibia.

Una delle situazioni che provocano la rottura di questo legamento, soprattutto nel calcio, è di tipo traumatico come un colpo di retto sul ginocchio; non sempre la lesione avviene per eventi di origine traumatica , ma può avvenire anche senza che vi sia un contatto con altri soggetti, per esempio quando si effettuano cambi di direzione repentini o si atterra dopo un salto sul ginocchio in iperestensione.

Il quadro clinico presenta moderato o intenso dolore , impossibilità di continuare l’attività sportiva (maggior parte dei casi soprattutto in mancanza di un ottimo tono muscolare che permetta di ammortizzare le forze sul ginocchio), nelle ore post-infortunio il ginocchio appare gonfio, difficoltà a camminare.

Dopo la rottura, all’atleta verrà spontaneo chiedere un consulto ad un fisioterapista o ortopedico, ma in alcuni casi il gonfiore eccessivo ed il dolore potrebbero rendere difficile la valutazione non avendo di conseguenza una diagnosi accurata, difatti si consiglierà una RM (meglio se dopo 2-3 settimane per evitare diagnosi non esatte).

Il fisioterapista e/o l’ortopedico si avvarranno di alcuni test per poter
accertare la rottura di LCA:

§  Test del cassetto anteriore

§  Test di Lachman

§  Jerk Test

La maggior parte delle persone associa la rottura del legamento crociato alla chirurgia, ma la domanda è “Ho necessariamente  bisogno dell’operazione?”.

La risposta varia da soggetto a soggetto prendendo in considerazione molti fattori come il tipo di lavoro che si svolge, l’età del paziente, la presenza di lesioni associate (menischi, cartilagini).

Qualora si optasse per la chirurgia bisogna esser consapevoli che si dovrà intraprendere un percorso di fisioterapia immediato nel post-operatorio con mobilizzazione passiva ed esercizi isometrici per il quadricipite, ma soprattutto recuperare subito la completa estensione per una normale deambulazione;

L’iter riabilitativo è formato da 4 fasi, dove nelle prime fasi gli obiettivi sono
quelli di ridurre l’infiammazione anche utilizzando la terapia strumentale,
recuperare il range di movimento con esercizi attivi e passivi ,recupero graduale globale della muscolatura dell’arto inferiore, rieducazione del passo prima con stampelle e poi, sotto indicazione del chirurgo, con una ed infine senza.

Nelle ultime fasi, si dovrà aver raggiunto la piena articolarità, un buon tono muscolare ed un ottimo controllo neuromuscolare per iniziare gradualmente un programma di ritorno alla sport e non incorrere in spiacevoli problemi.

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Dolore al Tallone e alla Pianta del Piede al Mattino

Ti racconto la breve storia di Roberto, un mio paziente. Roberto è una persona dinamica, sportiva, raramente soffre di dolori muscolari.

Un giorno, appena sveglio, poggiando il piede a terra per alzarsi dal letto avvertì una fitta al Tallone e alla Pianta del Piede, ma dopo qualche passo il dolore scomparì. Roberto disse: vabè passerà, è normale, ieri sono andato a correre. Continuò, quindi, ad allenarsi, ma ogni mattina la fitta si presentava sempre più fastidiosa.

Roberto, dopo 1 mese, iniziò a preoccuparsi e finalmente si recò al mio studio per una consulenza, per far sparire questo dolore al piede. Fortunatamente riuscì a guarirlo, gli diedi facili esercizi da svolgere a casa e lui non ebbe più problemi. 

A questo punto ti chiederai … Cosa ha avuto Roberto? Perchè lo ha avuto? E soprattutto, come è guarito? Bene, se leggerai fino in fondo questo articolo ti svelerò le possibili cause di questa frequente condizione clinica e ti darò dei pratici consigli casalinghi per farlo andar via autonomamente!

Sei pronto? Iniziamo con un breve cenno di Anatomia.

  • Anatomia

Il Piede è la struttura anatomica che sostiene il peso di tutto il corpo, permette la deambulazione e l’ammortizzazione degli urti. Proprio i piccoli urti e le tensioni ripetute possono sovraccaricare una struttura che sta nella parte inferiore del piede, la Fascia Plantare. Essa è una robusta fascia fibrosa che si estende dal Calcagno alla base delle dita. Quando si infiamma si crea la Fascite Plantare, visibile anche con Esame Ecografico.

  • Come e Quando

Tornando a Roberto, come mai ha sviluppato questa condizione clinica? Come ho fatto a scoprire quale fosse stata la causa? Quali sono stati i SEGNI inconfondibili? Continua a leggere e darò una risposta a tutte queste domande … 

In quanto Specialista sono molto scrupoloso, quindi, quando Roberto è venuto per la prima volta e mi ha raccontato del suo problema gli ho fatto decine di domande, per cercare di capire la reale causa del suo problema.

Ricostruendo tutti i tasselli del puzzle ho scoperto che 2 mesi prima di quel giorno aveva deciso di iniziare a fare Running assiduamente e così aveva comprato un paio di scarpe che gli aveva consigliato un suo caro amico, anche lui Runner amatoriale. Gli ho chiesto di farmele vedere ed ho trovato delle “tracce” interessanti, l’ho poi sottoposto ad alcuni test funzionali, muscolari e manuali e mi ha dato la conferma di quello che pensavo, per cui l’ho rimandato al medico di base per un’ecografia, ed anch’essa confermava l’ipotesi della Fascite Plantare.


In sintesi, quali sono stati i SEGNI ed i SINTOMI che mi hanno fatto subito pensare alla Fascite Plantare?


1) Dolore al Tallone ed alla Pianta del Piede, soprattutto al risveglio mattutino 2) Dolore al tallone durante la deambulazione o atterrando dopo un salto o camminando a piedi scalzi
3) Dolore alla compressione della volta del piede


Sono i SEGNI che hai anche tu?! Allora continua a leggere, ti dirò come ti è venuta e come farla andar via!


Quali sono le Cause che spesso provocano questa condizione?


1) Scarpe troppo rigide o troppo morbide
2) Piede piatto (o a volte cavo)
3) Obesità e Sovrappeso
4) Sperone Calcaneare
5) Allenamenti inadeguati
6) Debolezza muscolare agli arti inferiori 
7) Problemi di Postura

  • Consigli Pratici

Ecco i migliori consigli che tu possa ricevere per provare a far passare questo problema in maniera autonoma!


Il fattore più importante per una ripresa totale e veloce è di non far passare troppo tempo dalla comparsa del dolore alla presa di provvedimenti! 

Svolgi quotidianamente questi 3 esercizi ed avrai molte chance di guarigione:


1) Massaggia il punto dove solitamente hai il dolore per 30 secondi, ogni giorno la mattina prima di scendere dal letto

2) Fai lo stretching della Fascia Plantare con l’aiuto di un gradino, 20 secondi X 3 ripetizioni –  3 volte al giorno 

3) Massaggia la Pianta del Piede con l’aiuto di una pallina (da Golf, da Tennis), per circa 2′ – 3 volte al giorno

Fammi sapere se sei guarito o se vuoi farmi qualche domanda lasciando una commento qui sotto!  


Il tuo problema persiste e non hai trovato ancora una soluzione? é allora il momento giusto per prenotare una visita specialistica! 


Lo Studio FisioClub è un centro specializzato nel trattamento di questi disturbi, 

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