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PATOLOGIE DELL’ ATM

L’Articolazione Temporo-Mandibolare (ATM) è una piccola articolazione bilaterale che si trova fra lo zigomo e l’orecchio ed è facilmente soggetta nel riportare danni in caso di eventi traumatici diretti (tipo un pugno o una caduta col volto).

Quest’articolazione è fondamentale per la nostra sopravvivenza dato che essa ci permette tutti i movimenti della bocca e quindi anche quelli come mangiare e comunicare; compiendo tutti questi movimenti, si può dedurre che  l’ATM venga utilizzata moltissime volte al giorno e, di conseguenza, sia esposta a dei rischi che possano alterarne la fisiologica funzione. Quando non è più in grado di adattarsi a queste alterazioni si verificano i sintomi del Disordine dell’ Articolazione Temporo-Mandibolare.

L’ATM ha molti muscoli che le permettono il movimento:

  • Massetere
  • Temporale
  • Pterigoideo Interno
  • Pterigoideo Esterno
  • Linguali
  • Mimici
  • Faringei
  • Abbassatori della mandibola (inclusi Ioidei e Palatini)

I muscoli che permettono la masticazione sono 4 : massetere, temporale (responsabili per la chiusura della bocca) e i muscoli pterigoidei interno ed esterno (compiono movimenti di lateralità e protrusione), sono anche quelli che in sede di valutazione vengono presi in esame per il trattamento delle disfunzioni dell’ATM.

Le patologie più frequenti trattate dal fisioterapista sono:

  • Bruxismo: il tipico digrignare i denti che si verifica per lo più durante la notte e nei periodi di eccessivo stress.
  • Mal di testa: cefalea ed emicrania.
  • Click e scrosci articolari: si verifica durante l’apertura o chiusura della bocca.
  • Disfunzioni di movimento dell’articolazione: dovuti a sovraccarichi funzionali in alcune strutture che si verificano quando la traiettoria che esegue la mandibola non è fisiologica nè simmetrica.
  • Limitazione funzionale: come il non riuscire ad aprire la bocca.
Dr. Inclimona – Riabilitazione ATM

Il trattamento per i disordini dell’ATM richiede un intervento terapeutico multidisciplinare tra Gnatologo e Fisioterapista esperto in Riabilitazione dell’ ATM. Egli applicherà diverse tecniche e strategie in base alla problematica adattandone l’ intensità e la frequenza:

  • Terapia manuale: tutto ciò che concerne le mobilizzazioni articolari e fasciali (muscoli), non solo dell’ATM ma anche del tratto cervicale, per le alterazioni del movimento.
  • Esercizi: sono importanti per rinforzare la muscolatura stabilizzatrice della mandibola che risulta debole, ma anche rinforzare i muscoli antagonisti delle componenti muscolari rigide, questo capita spesso nel Bruxismo e mal di testa.
  • Automobilizzazioni: manovre che il fisioterapista insegna al paziente in modo da poterle fare a casa anche in caso di ri-acutizzazione del prolema.
  • Autoposture: posizioni attive o passive che il fisioterapista insegna al paziente in modo che le adotti nel corso della giornata.

FONTE: https://www.fisioterapiaitalia.com/patologie/testa/patologie-delatm/

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Ciclismo e Mal di Schiena

Il ciclismo non è la causa scatenante del mal di schiena, bensì bisogna andare a ricercare il problema nelle probabili posture scorrette che si assumono al lavoro, presenza di rigidità muscolari, squilibri osteoarticolari e/o problematiche psicosomatiche, sovrappeso, scarsa forma fisica; solo 3 persone su 10 soffrono di mal di schiena causato da protrusioni o ernie discali. Il ciclismo quindi può solo
amplificare problemi preesistenti.

Il mal di schiena, nel ciclista, è decisamente limitante , ma con una giusta valutazione ed approccio si potrà riportare lo sportivo a pedalare come o anche meglio di prima.

Il fisioterapista non si soffermerà sul sintomo vero e proprio perché non si riuscirebbe ad avere un giusto approccio terapeutico, ma andrà ad analizzare se il mal di schiena è causato da:

1.   Blocco lombare

2.   Rigidità muscolare

3.   Squilibrio delle catene muscolari

4.   Stress

5.   Postura scorretta in bicicletta.

Il presupposto fondamentale per chi vuole pedalare è quello di avere una corretta postura in bicicletta per evitare di sovraccaricare sia la colonna che la componente muscolare, si dovrà quindi attuare un lavoro di prevenzione e preparazione del proprio fisico in vista dell’attività che si dovrà andare a svolgere.

Bisogna pedalare per star bene, ma si deve
star bene per pedalare”
questo concetto vuole far capire che bisogna curare il mal di schiena prima di mettersi su una bici, avendo poi tutte le precauzioni del caso per non far tornare il problema.

Le principali accortezze da considerare prima di salire in bici sono quelle di correggere i principali punti di appoggio:

  • Bacino sulla sella
  • Piede sul pedale
  • Mani sul Manubrio

Successivamente si passerà alla regolazione della sella, delle scarpe e della pedalata sulla bicicletta; considerando tutto questo si potrà evitare l’insorgenza di questo tipo di problematica nel ciclismo.

La domanda che sorge spontanea è: Come posso sapere qual è la postura corretta da adottare in bici?

La cosa fondamentale è affidarsi ad un professionista della biomeccanica per sottoporsi ad una valutazione ed eventualmente apportare correzioni alla bicicletta o,ancora meglio, passare la visita prima di acquistare la bicicletta; è necessario farsi monitorare perché la postura cambia nel tempo in base a diversi fattori come anche le ore di allenamento, trattamenti manuali o posturali.

Fonte: https://www.fisioterapiaitalia.com/patologie/lombare/mal-di-schiena/;

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Mal di Schiena

Il Mal di Schiena è la causa principale che porta ad assenteismo nei posti di lavoro nei paesi industrializzati. L’80% degli adulti soffre almeno una volta nella vita di mal di schiena (lombalgia, dorsalgia, cervicalgia …).

Una causa scatenante, quando non dovuto a traumi o chirurgia, può sicuramente essere la perdita o dall’alterazione delle curve fisiologiche della colonna; il tutto può esser causato da uno stile di vita inadeguato come posture inadatte che vengono mantenute durante l’arco di tutta la giornata. Per esempio, quando stiamo in posizione seduta tendiamo a  perdere la normale curvatura fisiologica della lordosi, questo fa sì che vengano sovraccaricati i dischi vertebrali irritando, di conseguenza, le articolazioni vertebrali ed andando ad indebolire successivamente anche la muscolatura creando i presupposti per l’insorgenza della malattia.

Il mal di schiena, dopo attenta valutazione, può essere classificato in:

  • Lombalgia
  • Lombo-sciatalgia
  • Cervicalgia
  • Dorsalgia

Una delle cause del mal di schiena è la protrusione discale e/o l’ernia lombare.

Il trattamento in base alla sintomatologia ma soprattutto in base al tipo di lesione può essere conservativo o chirurgico. Il trattamento conservativo non ha lo scopo di risolvere l’ernia come patologia, ma gestire ed attenuare i sintomi che riguardano il dolore.

In questo articolo ci occuperemo di quello conservativo.

Lo Studio FisioClub ha sviluppato 3 metodologie specifiche di trattamento (Fisioterapia, Osteopatia, Chiropratica) che prevedono tutte 3 fasi:

  • 1 Fase: Riduzione dell’infiammazione e del Dolore tramite l’utilizzo di terapia strumentale, cauta terapia manuale, mobilizzazione articolare, educazione del paziente al reclutamento della giusta muscolatura
  • 2 Fase: questa è la più lunga ma anche la più importante poiché si andranno a somministrare al paziente sedute per ottenere l’allungamento ed il rinforzo della muscolatura del busto, e di ginnastica posturale, educando il soggetto al mantenimento delle giuste posture durante l’arco della giornata ed in determinati movimenti.
  • 3 Fase: Mira al controllo ed alla prevenzione tramite trattamenti di terapia manuale con frequenza mensile.
manipulation dorsal as alternative medicine

Il fattore principale da eliminare è il dolore perché è un segno di difesa che il nostro corpo ci sta trasmettendo per farci capire che c’è qualcosa che non va, quindi ascoltiamolo e rivolgiamoci al nostro Fisioterapista di fiducia!

Fonte: https://www.fisioterapiaitalia.com/patologie/lombare/mal-di-schiena/

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Post-Chirurgia Sport Clinic

GINOCCHIO E FISIOTERAPIA DOPO OPERAZIONE LCA

Oggi parleremo dell’articolazione del ginocchio e più precisamente del Legamento Crociato Anteriore ,comunemente chiamato LCA, e delle sue lesioni. Questo legamento nasce dalla parte distale ed inferiore del femore e termina sulla parte prossimale superiore della tibia.

Ha due importanti funzioni:

  •      Prevenire l’iperestensione del
    ginocchio.
  • Limitare rotazione interna della
    tibia.

Una delle situazioni che provocano la rottura di questo legamento, soprattutto nel calcio, è di tipo traumatico come un colpo di retto sul ginocchio; non sempre la lesione avviene per eventi di origine traumatica , ma può avvenire anche senza che vi sia un contatto con altri soggetti, per esempio quando si effettuano cambi di direzione repentini o si atterra dopo un salto sul ginocchio in iperestensione.

Il quadro clinico presenta moderato o intenso dolore , impossibilità di continuare l’attività sportiva (maggior parte dei casi soprattutto in mancanza di un ottimo tono muscolare che permetta di ammortizzare le forze sul ginocchio), nelle ore post-infortunio il ginocchio appare gonfio, difficoltà a camminare.

Dopo la rottura, all’atleta verrà spontaneo chiedere un consulto ad un fisioterapista o ortopedico, ma in alcuni casi il gonfiore eccessivo ed il dolore potrebbero rendere difficile la valutazione non avendo di conseguenza una diagnosi accurata, difatti si consiglierà una RM (meglio se dopo 2-3 settimane per evitare diagnosi non esatte).

Il fisioterapista e/o l’ortopedico si avvarranno di alcuni test per poter
accertare la rottura di LCA:

§  Test del cassetto anteriore

§  Test di Lachman

§  Jerk Test

La maggior parte delle persone associa la rottura del legamento crociato alla chirurgia, ma la domanda è “Ho necessariamente  bisogno dell’operazione?”.

La risposta varia da soggetto a soggetto prendendo in considerazione molti fattori come il tipo di lavoro che si svolge, l’età del paziente, la presenza di lesioni associate (menischi, cartilagini).

Qualora si optasse per la chirurgia bisogna esser consapevoli che si dovrà intraprendere un percorso di fisioterapia immediato nel post-operatorio con mobilizzazione passiva ed esercizi isometrici per il quadricipite, ma soprattutto recuperare subito la completa estensione per una normale deambulazione;

L’iter riabilitativo è formato da 4 fasi, dove nelle prime fasi gli obiettivi sono
quelli di ridurre l’infiammazione anche utilizzando la terapia strumentale,
recuperare il range di movimento con esercizi attivi e passivi ,recupero graduale globale della muscolatura dell’arto inferiore, rieducazione del passo prima con stampelle e poi, sotto indicazione del chirurgo, con una ed infine senza.

Nelle ultime fasi, si dovrà aver raggiunto la piena articolarità, un buon tono muscolare ed un ottimo controllo neuromuscolare per iniziare gradualmente un programma di ritorno alla sport e non incorrere in spiacevoli problemi.

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